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mercoledì 23 maggio 2012

"Il giovedì nero"


Il giovedì nero (24 ottobre del 1929) è stato il primo giorno in cui con chiarezza si andò profilando il più rovinoso crollo di Wall Street della storia, dopo alcuni anni di boom. Di lì a pochi giorni il crollo della borsa sarebbe diventato incontrollabile. Il giovedì è identificato come la prima delle giornate di contrattazione che definiscono il panico del 1929.

Il crollo del giovedì seguì ad una serie di giorni negativi sul mercato delle contrattazioni dei titoli. Il lunedì 21 ottobre (dopo una cattiva seduta già il sabato precedente) era stato un giorno molto negativo. Quel giorno le vendite ammontarono a 6.091.879 seminando preoccupazione tra gli azionisti e tra gli stessi speculatori. Quel giorno Irving Fisher dichiarò a New York che la caduta aveva rappresentato "l'eliminazione del codazzo nevrotico", prevedendo che di lì in avanti la situazione sarebbe andata incontro al miglioramento. Il giorno successivo Charles Mitchell, direttore della National City Bank, tra i massimi responsabili della speculazione selvaggia che aveva interessato gli ultimi anni, dichiarò che le condizioni del mercato erano "fondamentalmente sane" e invitava a guardare positivamente al futuro, auspicando che la situazione di tranquillità si sarebbe automaticamente ripristinata.
Il mercoledì 23 fu un'altra giornata di nervosismo sul mercato. Quel giorno si vendettero circa 2.600.000 azioni, nell'ignoranza peraltro di moltissimi risparmiatori (così come era stato il lunedì), a causa del ritardo nella registrazione delle contrattazioni da parte del ticker (macchina che comunicava le quotazioni e le contrattazioni dei titoli e il loro volume). Alla fine della giornata aumentò vertiginosamente il numero delle richieste di aumento degli scarti di garanzia. Ai comuni investitori si richiedevano maggiori garanzie collaterali (come conseguenza della caduta del valore del titolo a riporto, che non costituiva più garanzia sufficiente a coprire il prestito con cui lo si era acquistato) e dunque, in definitiva, più soldi per la speculazione.
Giovedì fu il primo di una serie di giornate rovinose per il mercato azionario. Furono 12.894.650 le azioni che cambiarono di mano, a prezzi via via più bassi, gettando nella disperazione molti risparmiatori e investitori. La seduta era iniziata in modo tranquillo, ma i prezzi dopo qualche ora presero a scendere a perpendicolo e alle 11,00 si era diffuso un clima di paura, talché nessuno più comprava. Mezz'ora dopo il mercato era in preda alla psicosi, si verificarono vere e proprie vendite da panico (panic selling), negli ambienti dello Stock Exchange, sede della borsa valori, si respirava un'aria di profondo nervosismo, mentre già si diffondeva la voce che undici noti speculatori si fossero tolti la vita.
Al termine di una riunione negli uffici della J.P. Morgan & C il 25 ottobre, in cui si erano riuniti tra i più importanti banchieri newyorkesi, Thomas W. Lamont, numero uno della Morgan, incontrando i gionalisti si mostrò rassicurante lasciando capire che i grandi banchieri sarebbero intervenuti per calmierare la discesa dei prezzi. Quel giorno Richard Whitney, incaricato della Morgan e futuro capo della borsa di New York, acquistò alcuni pacchetti di azioni all'ultimo prezzo di vendita per sollecitare ottimismo.
Dopo una lieve ripresa nel fine settimana, si giungerà così al martedi 29 ottobre, il giorno più rovinoso di tutta la storia dei mercati azionari. L'indice delle quotazioni crollò di ben 43 punti (quasi il 13% del valore del mercato).

venerdì 18 maggio 2012

Ted.com un mondo nella rete!


Suggerisco di visualizzare alcuni video sul sito Ted.com, un sito molto interessante che spazia su ogni tipo di argomento.
In particolare consiglio il "Joseph Pine su ciò che i consumatori vogliono " in cui

Michael Norton condivide un'affascinante ricerca su come il denaro può, anzi comprare la felicità.

sabato 12 maggio 2012

Le Repubbliche Marinare



La definizione di repubbliche marinare, nata nel 1800, si riferisce ad alcune città costiere, soprattutto italiane, che nel Medioevo, dopo il X secolo, godettero di un'autonomia politica basata su una prosperità economica dovuta alle loro attività marittime.
Dal secondo dopoguerra la definizione è in genere riferita in particolare alle quattro città italiane i cui stemmi sono riportati nella bandiera della Marina Militare: Amalfi, a parlare di quattro repubbliche marinare.
In realtà, una città può essere annoverata tra le repubbliche marinare quando possedeva le seguenti caratteristiche: godere di indipendenza (governo autonomo sotto forma di repubblica oligarchica), avere una propria moneta accettata in tutto il Mediterraneo, aver partecipato alle crociate, possedere una flotta di navi, avere fondaci, "consoli delle nationes" che ne curassero gli interessi commerciali nei porti mediterranei. Fra le repubbliche marinare si possono quindi ricordare anche Ancona, Gaeta, la repubblica dalmata di Ragusa, Trani e Noli. In alcuni momenti storici esse ebbero un'importanza non secondaria rispetto ad alcune delle quattro più note.
In realtà, una città può essere annoverata tra le repubbliche marinare quando possedeva le seguenti caratteristiche: godere di indipendenza (governo autonomo sotto forma di repubblica oligarchica), avere una propria moneta accettata in tutto il Mediterraneo, aver partecipato alle crociate, possedere una flotta di navi, avere fondaci, "consoli delle nationes" che ne curassero gli interessi commerciali nei porti mediterranei. Fra le repubbliche marinare si possono quindi ricordare anche Ancona, Gaeta, la repubblica dalmata di Ragusa, Trani e Noli. In alcuni momenti storici esse ebbero un'importanza non secondaria rispetto ad alcune delle quattro più note.a parlare di quattro repubbliche marinare.
In realtà, una città può essere annoverata tra le repubbliche marinare quando possedeva le seguenti caratteristiche: godere di indipendenza (governo autonomo sotto forma di repubblica oligarchica), avere una propria moneta accettata in tutto il Mediterraneo, aver partecipato alle crociate, possedere una flotta di navi, avere fondaci, "consoli delle nationes" che ne curassero gli interessi commerciali nei porti mediterranei. Fra le repubbliche marinare si possono quindi ricordare anche Ancona, Gaeta, la repubblica dalmata di Ragusa, Trani e Noli. In alcuni momenti storici esse ebbero un'importanza non secondaria rispetto ad alcune delle quattro più note.
Per ulteriori informazioni riguardo il commercio:
Viaggiare
Trasportare

Il commercio nel Medioevo


Il Medioevo non fu affatto un periodo buio, ma al contrario fu un epoca in cui i commerci, soprattutto marittimi, ebbero uno sviluppo eccezionale! e non fu certo l'Islam a bloccare la continuità commerciale del Mediterraneo.
Possiamo infatti considerare in parte errata la teoria di Henri Pirenne riguardo la stagnazione dei commerci tra le sponde del Mare Nostrum dopo l'affermazione dell'Islam nel suo massimo splendore.
Importantissimi furono i contatti che ebbero le principali città marinare(Genova, Pisa, Venezia, Barcellona) con la costa dell'Africa settentrionale e con il medio Oriente.
I principali porti Islamici ( importanti per la loro posizione strategica per le rotte commerciali e per ricchezza di prodotti) erano Ceuta, Tunisi, Algeri,Bugìa e Alessandria , in cui le città Cristiane istituivano dei Fondaci (colonie commerciali) dopo aver stipulato patti di alleanza e trattati commerciali che venivano aggiornati e riconfermati ogni 10 anni minimo fino ad un massimo di 30.
I trattati stipulati permettevano alle due parti di creare Fondaci all'interno delle città dell'altro, e godere così di speciali privilegi che avrebbero permesso ai mercanti inviati di ottenere immense ricchezze e ottenere a volte il monopolio di alcuni e pregiati prodotti che potevano essere : l'Oro in primis, il sale, la frutta secca(aveva un valore altissimo nel Medioevo, e addirittura veniva usata per scambiarla con l'oro), il corallo e le tinte per tingere i vestiti.
L'importazione dell'oro in occidente permise all'economia Europea di riprendersi e di rifiorire.
L'oro proveniva dall'Impero del Ghana(al tempo situato in Sudan),e veniva portato nei porti delle città del Magreb attraversando prima la foresta (veniva trasportato con dei cesti messi sulla testa degli abitanti locali) e poi il deserto del Sahara.
La mancanza dell'oro in Europa costrinse questa ha comprarlo da fuori.
La prima moneta di grande valore ad essere coniata in oro nel medioevo Europeo fu il Fiorino che era una moneta molto grande e pesante che consentiva a Firenze di attuare una politica commerciale intensissima!
La testimonianza fu il viaggio commerciale intrapreso dal diplomatico Luca De Maso degli Albizzi, che partito dal porto di Pisa con 2 grandi galee arrivò nei porti delle Fiandre effettuando numerosissime soste durante il viaggio(solo all'andata fece piu di 30 soste in altrettanti porti)(anche perchè le navi difficilmente viaggiavano di notte) per commerciare e intrecciare rapporti diplomatici con le città portuali lungo il tragitto.
Il trattato piu antico fu istituito da Pisa nel 1157 con Algeri , assicurandosi così il monopolio del commercio del corallo algerino, richiestissimo in tutta Europa.
Come dicevo prima, il vecchio continente era privo di miniere d'oro, ma erano floride le miniere di argento che però da sole non bastavano a sviluppare un'economia di tipo commerciale.
Per questo bisogna aspettare il XII secolo per veder riprendere l'economia di tutta l'Europa, perchè ritorna presente l'oro, e di conseguenza si sviluppano i commerci a lungo raggio che erano scomparsi dalla caduta dell'Impero Romano d'Occidente.